Prima del Calcio Catania

Il calcio a Catania nasce ufficialmente l'8 novembre 1908, quando la Pro Patria, fondata nel giugno dello stesso anno, inizia la sua attività. Due anni più tardi, la società viene trasformata in U.S. Catanese e nel 1929/30, anno in cui inizia il girone unico, viene trasformata in S.S. Catania: in quei tempi l'idolo della tifoseria rosso-azzurra era il "turco" ovvero il libico Mustafà, difensore che si esibiva scalzo. Il primo risultato di rilievo è ottenuto nella stagione 1933/34, caratterizzata dalla vittoria del girone I della Prima Divisione, che vale la promozione in serie B. L'avventura tra i cadetti dura tre stagioni: la retrocessione matura al termine del campionato 1936/37, all'inizio del quale la società aveva per l'ennesima volta cambiato denominazione, divenendo A.C. Catania. Fatale, una lunga serie di spareggi dal 27 maggio all'11 luglio 1937, contro Pro Vercelli, Messina e Venezia. Il 24 novembre 1935, il Catania dell'epoca fa il suo debutto in coppa Italia, regolando con un rotondo 4-0 casalingo il Civitavecchia. Nel 1938/39, anno in cui i rossazzurri giocano per la prima volta nel nuovo stadio "Cibali", il Catania vince il girone H della serie C e, successivamente, il girone B delle finali, guadagnando così il ritorno in serie B, categoria in cui però rimane lo spazio di soli dodici mesi. Prima dell'interruzione bellica, prosegue l'avventura in serie C: nonostante la vittoria nel girone N nella stagione 1942/43, non sarà possibile disputare le finali, per via della sospensione causata dalla guerra. Dopo il conflitto mondiale, l'attività calcistica a Catania riprende inizialmente con due distinte società, la Virtus e la Catanese, che partecipano entrambe al campionato di serie C Centro-Sud.

Anno di grazia 1946, nasce il Calcio Catania

Nell'estate del 1946 viene costituito il Calcio Catania, che si iscrive al campionato Lega Sud di serie C. Nel 1948/49 la squadra dell'Elefante conclude il suo girone al primo posto, con l'Avellino, e torna in serie B: pur perdendo lo spareggio per 0-1 a Milano contro gli irpini, il Catania verrà ugualmente promosso tra i cadetti, essendosi i campani macchiati di illecito sportivo e dunque subendo la retrocessione in classifica. Inizia un periodo d'oro per il calcio etneo. Nel 1952/53 il Catania sfiora la promozione in serie A perdendo lo spareggio decisivo a Firenze, il 28 luglio 1953, contro il Legnano. Lo storico approdo in serie A è rinviato di dodici mesi: il 23 maggio 1954 la formazione allenata da Piero Andreoli, che al centro della difesa può contare su un "certo" Enzo Bearzot, pareggia alla penultima giornata 0-0 a Como e ottiene l'aritmetica certezza di poter disputare il suo primo campionato nell'Olimpo del calcio nazionale. Con Bearzot, in quel team, ci sono anche capitan Nicola Fusco, il portiere Antonio Seveso, Ferruccio Santamaria, Guido Klein, Michele Manenti, Francesco Bassetti, Araldo Pirola e Renato Cattaneo, tra gli altri. Il debutto nella massima divisione è datato 19 settembre 1954: sconfitta per 1-2 a Firenze, con prima rete rossoazzurra arrivata grazie ad un autogol di Sergio Cervato. La prima vittoria arriva il 3 ottobre 1954, nel giorno dell'esordio casalingo: è un 5-0 contro l'Udinese, che ancora oggi rappresenta la vittoria etnea più larga di sempre in serie A. La tripletta di Vittorio Ghiandi è un primato che resiste, eguagliato in seguito da Gionatha Spinesi. Il Catania chiude sul campo il suo primo campionato di serie A al dodicesimo posto, alla pari di Lazio e Triestina, ma viene poi retrocesso in serie B per effetto di una delibera della Lega Nazionale.

Gli anni del 'Clamoroso al Cibali' e il debutto internazionale

Dal 1955/56 al 1959/60 il Catania milita per cinque stagioni consecutive in serie B. Il ritorno in serie A avviene esattamente il 5 giugno 1960, ultima giornata del campionato cadetto, nonostante una sonora sconfitta a Brescia per 2-4: la Triestina, distante 2 punti prima degli ultimi 90', non va oltre il 2-2 a Parma. L'impresa è firmata da capitan Mario Corti e compagni, su tutti Alvaro Biagini, Sebastiano Buzzin, Amilcare Ferretti, Giuseppe Gaspari, Elio Grani, Guido Macor, Giorgio Michelotti, Remo Morelli e dalla grande bandiera rossazzurra Memo Prenna. Inizia qui un ciclo di sei stagioni consecutive in serie A. Nel 1960/61 il Catania è addirittura vicecampione d'inverno. Sono gli anni dell'impeccabile guida societaria di Ignazio Marcoccio, che fino alla sua scomparsa avvenuta il 28 gennaio 2012 è stato presidente onorario del nostro club, e di Carmelo Di Bella in panchina. In questo periodo il Catania ottiene i migliori risultati di sempre della propria storia in serie A: tre ottavi posti finali, nelle stagioni 1960/61, 1963/64, 1964/65. Sempre in questo periodo, il Catania si affaccia sul proscenio internazionale, esordendo il 19 giugno 1960 nella coppa delle Alpi (vittoria per 2-0 in casa degli svizzeri del Friburgo) e raggiungendo addirittura la finale di questa competizione nel 1963/64: il 1° luglio 1964, a Berna, l'Elefante è sconfitto dal Genoa. I simboli di quest'epoca d'oro, in campo, sono il portiere Giuseppe Vavassori, il centrocampista offensivo già citato Memo Prenna, i fuoriclasse stranieri Sidney Cunha Cinesinho ed Horst Szymaniak, già nazionali brasiliano e tedesco rispettivamente. Ed ancora, l'argentino "Todo" Calvanese, Carlo Facchin (quarto nella classifica cannonieri 1964/65), Giancarlo Danova e Bruno Petroni, nella "top ten" dei marcatori rossazzurri in Serie A, Renato Rambaldelli, Remo Bicchierai, Gian Paolo Lampredi, Mario Castellazzi, Luigi Milan, Giovanni Fanello.

Lo spirito immortale del Catania

Disse del Catania dei favolosi anni '60 l'ex Commissario Tecnico, due volte Campione del Mondo, Vittorio Pozzo: "Il Catania gioca essenzialmente sullo slancio, sulla velocità, sulla resistenza allo sforzo e dirò che rappresenta la realizzazione di uno dei principi che ho sempre sostenuto, e cioè il principio morale. Il Catania corre, lotta, vince in velocità e in slancio, senza mostrare di dipendere in questo dai soldi che i giocatori ricevono, e anzi nella giornata i singoli uomini non ricevono paghe. Il Catania difende in fondo la mia bandiera e per questo l'ammiro tanto, e simbolicamente l'abbraccio. L'uomo che lo allena è un prototipo di questa forza morale: Di Bella è un esempio di come la semplicità possa, in certi momenti critici, prevalere sulle forze complesse. E' un ragazzo semplice, Di Bella, un ragazzo d'ora. Il contributo che sta portando al calcio italiano in questo complesso periodo di vita è più che notevole". Ecco, chi di calcio se ne intendeva, successi mondiali alla mano, colse per primo lo spirito immortale del Catania di ieri, di oggi e di domani.

Reggio Calabria, città amica

Nel 1965/66, la squadra dell'Elefante retrocede in Serie B. Dopo quattro anni tra i cadetti, il Catania torna in serie A il 14 giugno 1970, imponendosi per 3-1 a Reggio Calabria, all'ultima giornata, e conservando così il punto di vantaggio sul Mantova: è il primo Catania di Angelo Massimino alla presidenza ed Egizio Rubino alla guida tecnica. L'eroe del giorno è Aquilino Bonfanti, autore di una doppietta pesantissima nella sfida decisiva e cannoniere del gruppo con 13 gol. Gli altri volti più noti del gruppo sono quelli di Giorgio Bernardis, Luciano Buzzacchera, Angelo Pereni, Rino Rado, Sergio Reggiani, Maurizio Cavazzoni, Umberto Strucchi, Mauro Vaiani e Luciano Limena, un ragazzo di grandi qualità calcistiche ed umane, tragicamente scomparso nel dicembre dello stesso anno in un incidente stradale sulla litoranea catanese. La serie A dura lo spazio di dodici mesi: la retrocessione aritmetica arriva il 2 maggio 1971. Inizia un periodo buio che porta addirittura alla caduta in serie C, nel 1974. Prende il via un periodo altalenante. Il ritorno in serie B diviene realtà al termine della stagione 1974/75: dopo un lungo testa a testa con il Bari, la vittoria-promozione giunge all'ultima giornata, 3-0 sul campo della Turris. Egizio Rubino è il tecnico di un campionato nel segno dei bomber Claudio Ciceri e Giampietro Spagnolo, 38 gol in due, una delle coppie d'attacco rossazzurre meglio assortite di sempre. Altri protagonisti di spicco sono Guido Battilani, Roberto Benincasa, Piero Giagnoni, Adelchi Malaman, Corrado Poletto, Valeriano Prestanti, il portiere Zeliko Petrovic, Antonino Fatta, Guido Biondi, Giovanni Simonini. Quindi, una nuova caduta in serie C: il 19 giugno 1977, Brescia-Catania si conclude con un clamoroso 4-1 ed i lombardi, il Modena e la Ternana scavalcano i rossazzurri. Il 18 giugno 1978, sul campo neutro di Catanzaro, il Catania perde lo spareggio per la promozione tra i cadetti, contro la Nocerina. Il 25 maggio 1980, la squadra dell'Elefante torna a giocare una gara decisiva a Reggio Calabria. E come dieci anni prima, scrive una pagina di gloria, vincendo contro la formazione amaranto per 1-0, rigore trasformato e dodicesimo centro del bomber Marco Piga, e tornando finalmente in Serie B. Gli artefici del successo dalla panchina sono Gennaro Rambone per le prime otto giornate e soprattutto Lino De Petrillo per le 26 partite successive. Lorenzo Barlassina, Giovanni Bertini, Carlo Borghi, Pasquale Casale, Renzo Castagnini, Luigi Chiavaro, Antonio Mastrangioli e Domenico Labrocca, i più amati di quella stagione, alla pari del portiere Roberto Sorrentino e di Damiano Morra, che in seguito faranno ancor di più…

La trasferta più imponente nella storia delle tifoserie italiane: all'Olimpico, in 40.000 per il Catania

Il 25 giugno 1983, 40.000 tifosi del Catania riempiono lo stadio "Olimpico" di Roma per l'ultima giornata del triangolare di spareggi con Como e Cremonese che vale un posto in serie A, alle spalle delle già promosse Milan e Lazio. Al Catania, che ha già superato il Como grazie al gol di Crialesi, basta pareggiare contro la Cremonese: al triplice fischio, 0-0 ed i rossazzurri, guidati in panchina da Gianni Di Marzio, tornano in serie A dopo 12 anni di assenza. Lo spettacolo offerto dalla tifoseria catanese nell'occasione è una delle immagini più belle ed edificanti di sempre della storia del tifo in Italia, come uno scudetto. Il centravanti Aldo Cantarutti in tandem con Angelo Crialesi (con loro anche Roberto Barozzi, in avanti), lo straordinario estremo difensore Roberto Sorrentino, i talentuosi centrocampisti Ennio Mastalli ed Antonio Crusco, il mediano primatista di fedeltà assoluta alla causa Damiano Morra, l'esuberante Maurizio Giovanelli ed i difensori Claudio Ranieri, Giacomo Chinellato, Giorgio Mastropasqua, Pier Giuseppe Mosti e Francesco Ciampoli, tra i principali protagonisti del trionfo.

Il club che non muore mai

Il ventennio che si apre all'indomani della retrocessione in serie B giunta aritmeticamente il 15 aprile 1984 è il più buio della storia del calcio catanese. Il 21 giugno 1987, perdendo per 1-2 a Cesena nell'ultima giornata del campionato di serie B, il Catania retrocede in serie C1. Nello stesso anno Massimino lascia la presidenza, venendo sostituito da una cordata di politici locali, capeggiati da Angelo Attaguile. Dal 1987/88 al 1992/93 il Catania milita in terza serie senza riuscire ad alimentare sogni di rivalsa, arrivando al sesto posto nelle stagioni 1989/90 e 1991/92. Al termine della stagione 1992/93 il Catania viene radiato dal calcio professionistico ma la gloriosa storia della matricola federale 11700 prosegue: Angelo Massimino torna al timone e conduce alla "resurrezione" il club, ingaggiando e vincendo grazie alla solarità delle ragioni illustrate una partita di diritto che serve a tramutare la catastrofica e definitiva radiazione in doloroso ma rimediabile declassamento. Nel 1993/94 si riparte così dall'Eccellenza: al termine del campionato, ripescaggio nel Campionato Nazionale Dilettanti. Nel 1994/95, guidato in panchina prima da Mosti (tra gli eroi dell'Olimpico nel 1983) e poi da Angelo Busetta, il Catania chiude al primo posto il proprio girone nel CND dopo un testa a testa col Milazzo, tornando finalmente nel mondo del professionismo calcistico. Il 13 maggio 1995, a Gangi, il successo decisivo. I grandi protagonisti della cavalcata sono il bomber Peppe Mosca, autore di 19 reti, i talentuosi centrocampisti Pasquale Marino e Maurizio Pellegrino, gli attaccanti Mimmo Crisafulli ed Antonino Belnome, il portiere Carlo Riccetelli ed il difensore Giuseppe Sampino. Tra i più presenti anche Massimo Drago, Gerardo De Rosa, Mario Giannini, Santo Ardizzone, Angelo Sciuto e Josè Sparti. Merita un ricordo ed una menzione speciale la stella di quella rosa: Vincenzo Del Vecchio, "O' Sarracino", che non esita a lasciare il dorato mondo del professionismo per dare una decisiva mano al "suo" amato Catania, con 32 presenze e 4 gol. Del Vecchio, campione di generosità e coraggio, è tragicamente scomparso sul campo di Carini il 2 aprile 2006: aveva 40 anni e si batteva ancora con entusiasmo, giocando a pallone per passione, tra i dilettanti, con la maglia del Trecastagni, Catania lo ama ancora.

Addio, Cavaliere. Il patto dei Massimino

Il 4 marzo 1996, di rientro da un viaggio a Palermo per un incontro con Mario Macalli, Vicepresidente della Lega di C, il Presidente Angelo Massimino perde la vita in un incidente stradale: migliaia di catanesi affollano Piazza Duomo per l'ultimo saluto. I familiari del Cavaliere firmano idealmente un patto d'onore con la città: riportare i rossazzurri in C1 ed individuare successori all'altezza di sviluppare nuove ambizioni. Il tempo premierà il loro coraggio ed i loro sforzi. Già nel 1997 l'Elefante conduce un primo e serio tentativo, fermandosi però ai playoff. Il 9 maggio 1999, guidato da Piero Cucchi, il Catania è matematicamente promosso in terza serie, dopo aver vissuto una stagione entusiasmante nel duello con il Messina, vinto infine grazie al cuore ed al talento di calciatori-simbolo come l'esterno Umberto Brutto, il portiere Ciccio Bifera, i difensori Alessandro Furlanetto, Gennaro Monaco, Sandro Cicchetti e Nino Di Dio, i centrocampisti Igor Marziano, Pietro Tarantino e Dino Di Julio, gli attaccanti Francesco Passiatore, Roberto Manca e Luca Lugnan.

9 giugno 2002, l'impresa di Taranto

Dopo avere sfiorato i playoff di Serie C1 già nel 1999-00, il 25 maggio 2000 il Catania passa nelle mani della famiglia Gaucci. Nel 2000/01, con Ivo Iaconi prima e Vincenzo Guerini poi in panchina, i rossazzurri conquistano l'accesso agli spareggi ma cedono al Messina nel doppio confronto diretto per la promozione. Nel 2001/02, con Aldo Ammazzalorso prima, Pietro Vierchowod poi ed il tandem Graziani-Pellegrino infine, il Catania conquista l'agognata serie B, quindici anni dopo la mesta retrocessione del 1987. Capitan Baronchelli, il bomber Eddy Baggio e la sua "spalla" Massimo Cicconi, il raffinato Michele Fini, gli esperti Alessandro Pane, Davide Cordone, Claudio Bonomi e Roberto Breda, i "guerrieri" Michele Zeoli, Massimo De Martis ed Andrea Bussi, il portierone Gennaro Iezzo, tra i principali protagonisti dell'impresa. Preziose alternative: Christian Kanjengele, Marco Napolioni e Michelangelo Minieri. Finale playoff: all'andata gol meraviglioso e decisivo di Fini, al ritorno 0-0 con le unghie e con i denti nella bolgia dello stadio "Iacovone" di Taranto, con le B disegnate sul campo… Nella stagione successiva, il caso "Martinelli" sviluppa una serie di ricorsi amministrativi a catena, che comporta un sofferto mantenimento della categoria. Il 2003/04 è un anno caratterizzato da buoni risultati, in B: il Catania, ammirato da molti, chiude al nono posto a sei punti di distanza dalla zona playoff.

L'era-Pulvirenti, la migliore di sempre

Il 16 maggio 2004 Antonino Pulvirenti diviene il sedicesimo Presidente della storia del Calcio Catania ed annuncia gli obiettivi della società nel medio periodo: conquistare la serie A nel volgere di cinque anni e dotare il club di una "casa" nuova ed accogliente, un Centro Sportivo moderno e funzionale. Sul campo, la stagione 2004/05 è di transizione, i rossazzurri guidati da Maurizio Costantini prima e Nedo Sonetti poi chiudono più che onorevolmente a metà classifica. Nel 2005/06, splende l'alba di un nuovo giorno di gloria: il Catania allenato da Pasquale Marino conduce un campionato straordinario, gol, spettacolo e soddisfazioni in serie proiettano l'Elefante all'ultima giornata con due punti di vantaggio sul Torino, terzo in classifica, da difendere ad ogni costo. In palio, la promozione diretta: il 28 maggio 2006 è il giorno della verità, allo stadio "Angelo Massimino". Calore, colore e passione trascinano in alto i rossazzurri: Gionatha Spinesi firma il vantaggio, Nello Russo pareggia per l'Albinoleffe, Umberto Del Core, al 54', realizza il gol decisivo. Al triplice fischio dell'arbitro Farina, il Catania è di nuovo in Serie A, chiudendo al secondo posto in classifica nel torneo cadetto, con il miglior attacco. I volti-simbolo del trionfo, che scatena l'euforia per il ritorno nell'Olimpo del calcio nazionale dopo 22 anni, sono quelli del bomber Gionatha Spinesi (23 reti, mai nessuno come lui in un campionato in maglia rossazzurra) e del "gemello" offensivo Peppe Mascara, di capitan Armando Pantanelli, del generoso Davide Baiocco e della grande bandiera Orazio Russo, dei talentuosi Roberto De Zerbi e Fabio Caserta, degli arcigni Andrea Sottil, Cristian Silvestri, Paolo Bianco e Cesar, dei preziosi Umberto Del Core, Ezio Brevi, Giorgio Lucenti, Mattia Biso, Rocco Sabato, Giovanni Marchese e Maurizio Anastasi.

Serie A, record di salvezze consecutive e non solo…

La serie A 2006/07 comincia nel migliore dei modi: il Catania vince per 1-0 a Cagliari, eurogol di Giorgio Corona, e si mette ben presto in evidenza. A Natale i rossazzurri sono addirittura quarti, con una partita in meno, apprezzati all'unanimità dalla critica per le qualità di gioco. Il 2 febbraio 2007, però, nei disordini scoppiati all'esterno dello stadio in occasione della gara con il Palermo, perde la vita il valoroso Ispettore Capo della Polizia di Stato Filippo Raciti. Una tragedia che scuote il mondo del calcio e che addolora tutti, Catania, il Catania, il mondo del calcio, che si stringono alla famiglia del generoso tutore dell'ordine. La sanzione inflitta al club dagli organi di giustizia sportiva, in base al criterio della responsabilità oggettiva, stravolge la stagione: la squadra guidata da Pasquale Marino deve disputare le rimanenti gare casalinghe in campo neutro ed a porte chiuse. In classifica, è caduta libera. Il 27 maggio 2007, a Bologna, ultima giornata: i rossazzurri devono vincere per salvarsi ed alla fine del primo tempo è ancora 0-0. Nella ripresa, i gol di Fausto Rossini e Mauro Minelli decretano la sofferta ma meritata salvezza, la prima in A dopo 42 anni. Gionatha Spinesi, con i suoi 17 gol, stabilisce il nuovo primato di reti con la maglia del Catania in un torneo della massima serie. Nel 2007/08, con Silvio Baldini prima e Walter Zenga poi alla guida tecnica, il Catania conquista la seconda salvezza consecutiva, ancora all'ultima giornata: 18 maggio 2008, decisivo il gol del definitivo 1-1 firmato dall'uruguayano Jorge Martinez a 5' dalla fine di un infuocato match al Massimino con la Roma, in lotta per lo scudetto. Il 2007/08 riserva anche il miglior risultato di sempre in Coppa Italia, con l'approdo alla semifinale della competizione che assegna la coccarda tricolore: dopo aver eliminato Triestina, Milan ed Udinese, il Catania si arrende alla Roma. Nel 2008/09, con Walter Zenga in panchina, il Catania conquista la terza salvezza consecutiva e fissa il nuovo record di punti in Serie A Tim a quota 43 punti: Giuseppe Mascara è il grande protagonista della stagione ed a coronamento di un campionato straordinario (12 gol, da centrocampo quello firmato il 1° marzo 2009 in occasione di Palermo-Catania 0-4, la vittoria esterna più larga di sempre dei rossazzurri in A) diviene il primo calciatore della squadra dell'Elefante a scendere in campo con la maglia della Nazionale: 6 giugno 2009, Italia-Irlanda del Nord 3-0. Nel 2009/10, con Gianluca Atzori in panchina, il Catania inizialmente non ingrana ed a dicembre si ritrova all'ultimo posto. Chiamato a subentrare in corsa, il nuovo tecnico Sinisa Mihajlovic rilancia la squadra, rafforzata dall'innesto di Maxi Lopez (11 gol in 17 gare), dal rinnovato estro di Mascara che diventa il miglior cannoniere rossazzurro di tutti i tempi in A, dalle prodezze di Martinez. Il Catania batte tra le altre Juve, Lazio ed Inter, tiene una media di rendimento da qualificazione europea nel girone di ritorno, si salva strappando applausi e fissa un nuovo record di punti in Serie A Tim, a quota 45. Nel 2010/11, con Marco Giampaolo prima e Diego Pablo Simeone poi in panchina, matura la quinta salvezza consecutiva nella massima serie e viene così eguagliato il record degli anni '60, con un nuovo "tetto" di punti a quota 46. Altri due record significativi vengono eguagliati: quello di vittorie interne, 11, e di successi consecutivi, 3. Il 18 maggio 2011 si realizza il secondo grande obiettivo annunciato dal Presidente: viene inaugurato il Centro Sportivo "Torre del Grifo Village", il più bello, moderno e funzionale d'Europa secondo un giudizio diffuso. Nel 2011/12, Vincenzo Montella guida dalla panchina un Catania capace di entrare nella storia, aggiornando tanti storici primati: su tutti, quello di salvezze consecutive in A (divengono 6), di reti realizzate (47) e di punti conquistati in trasferta (16) in un torneo nella massima divisione, ai quali si aggiunge il quinto record di punti in Serie A Tim, centrato per il quarto anno consecutivo, 48 lunghezze che valgono l'undicesimo posto, il miglior piazzamento dal ritorno nell'Olimpo del football italiano ad oggi. Con otto risultati utili di fila, eguagliata la miglior serie utile nel grande calcio. Entra nella storia anche Mariano Izco, che stabilisce il nuovo record di presenze con la maglia del Catania in Serie A: saranno 153 alla fine del campionato…

2012/13, il Catania più forte di tutti i tempi

La stagione 2012/13, con Rolando Maran in panchina, si rivela ancor più entusiasmante di quella precedente: in sintesi, è un cammino semplicemente trionfale. Il Catania incanta, conquista la settima salvezza consecutiva e conclude all’ottavo posto, centrando così lo storico obiettivo del miglior piazzamento nell’Olimpo del calcio, già conquistato per tre volte negli anni ’60, e precedendo anche l’Inter nella classifica finale. Luccicano i nuovi primati assoluti rossazzurri in un campionato di Serie A: un gioco gradevole ed efficace frutta 56 punti, 50 gol fatti, 12 successi tra le mura amiche. La squadra dell’Elefante ottiene complessivamente 15 vittorie, record eguagliato in un torneo di A così come quelli relativi alle vittorie consecutive (3), ai punti conquistati fuori casa (16) ed al minor numero di sconfitte (12). La gara-cartolina di un’annata indimenticabile è il meraviglioso 4-0 inflitto al “Massimino” alla Lazio, il 4 novembre 2012. Bergessio è il bomber del gruppo con 13 gol: un calciatore del Catania torna così in “doppia cifra” dopo i fasti di Lopez nel 2010. In particolare, Gonzalo è il rossazzurro più prolifico in un campionato della massima serie al netto dei calci di rigore: il record assoluto è ancora di Spinesi, a quota 17 ma con 5 trasformazioni dal dischetto (Facchin firmò 13 gol nel 1964/65, un penalty). Con la sua prima tripletta in Serie A, firmata il 5 maggio 2013 tra le mura amiche contro il Siena, l’argentino affianca nella storia rossazzurra anche Ghiandi, Fanello, Spinesi e Mascara, che riuscirono nella stessa impresa rispettivamente nel 1954 contro l’Udinese, nel 1964 contro il Genoa, nel 2006 contro la Sampdoria e nel 2008 contro il Torino.




 

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